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Le vie del centro

“Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere”. Così scriveva Stendhal e chissà se, tra le viuzze, le vie e i viali , si è rapiti allo stesso modo dalla bellezza del Centro Storico di Firenze e colti dalla famosa sindrome.

Immaginando di uscire da Palazzo Cocchi e seduti a una panchina per ammirare la maestosa facciata della Chiesa di Santa Croce, ci addentreremo con la mente tra le storiche strade che costellano il Centro, strade che con i loro nomi raccontano di Firenze, delle sue origini, dei suoi costumi, delle sue tradizioni, dei suoi miti e della sua arte.
Ogni strada incontrata in questa passaggiata per il Centro Storico, avrà il suo spazio all'interno della homepage della pagina del Consiglio di Quartiere 1. Ma non volendo smarrire la strada e ritrovarla facilemente, abbiamo usato un filo di Arianna ovvero è sempre possibile consultare qui la nostra rubrica  "Le vie del centro".

    Via dei Rustici

    La strada dei palazzi signorili; tra Palazzo Vecchio e Santa Croce troviamo questa piccola via i cui tanti palazzi sono appartenuti alle famiglie più influenti della città. Passeggiando su queste vecchie pietre, un po' appartati dal caos delle arterie principali del centro, si respira un concentrato della Firenze che ha fatto la storia della Signoria, dalla famiglia Rustici, ai Peruzzi, cui è dedicata la piazza attigua.

      Via XXVII Aprile

      Il nome della strada racconta di un evento importante nella storia di Firenze. Il Granducato dei Lorena si conclude proprio quel giorno, il 27 aprile 1859. Mentre la città è percorsa da manifestazioni di piazza, una carrozza lascia Palazzo Pitti e attraversa Firenze in direzione nord, verso via Bolognese. A bordo siede il granduca Leopoldo II di Lorena al cui passaggio molti cittadini si tolgono il cappello in segno di saluto. Alle sei del pomeriggio di quello stesso giorno il Municipio di Firenze prende atto dell’allontanamento del sovrano e nomina un governo provvisorio Si conclude così una storia dinastica iniziatasi circa 120 anni prima, nel 1737, alla morte del granduca Gian Gastone, con l’estinzione della casata Medici e il passaggio della Toscana ai Lorena, in seguito ai nuovi equilibri politici che si erano venuti delineando.

        Via della Ninna

        Via della Ninna. O forse dovremmo dire “della Ninna Nanna”? In questa bella strada che, allora come adesso, divide Palazzo Vecchio dal Palazzo della Cancelleria (odierni Uffizi), in passato, si trovava la Chiesa di San Pietro Scheraggio che ospitava una Madonna col Bambino del Cimabue e che, per la particolare posizione supina del bambinello, era detta dai fiorentini “Madonna della Ninna Nanna”. L'opera era molto apprezzata e conosciuta da tutti e così il passo dal dipinto alla via fu breve. Oggi, che la chiesa è stata inglobata dagli Uffizi e che i ricordi di questa storia si sono un po' persi per strada, è grazie alla straordinaria ricchezza della memoria popolare se possiamo ancora rammentare l'origine di questo toponimo.

          Via della Vigna Vecchia

          Via della Vigna Vecchia. Strada caratteristica del rione Santa Croce, meta quotidiana, oltre che dei fiorentini, anche dei tanti turisti che da piazza della Signoria si muovono alla scoperta della città. Il toponimo è di origine antichissima; qui, già da prima della costruzione delle mura arnolfiane, dove la campagna faceva ancora capolino tra le case, si trovava la vigna dei monaci della Badia Fiorentina. “Vecchia” fu chiamata per distinguerla da quella dei religiosi di San Pancrazio, che era detta, appunto, “vigna nuova”.

            Via delle Burella

            Il toponimo è curioso e anche molto antico, ma non ci aiuta a capire cos’erano queste “burelle”, una volta così tipiche di questa zona e oggi scomparse. Qui, quando “Florentia” era ancora un “castrum” romano, sorgeva l’anfiteatro che, oltre ai consueti combattimenti tra gladiatori, proponeva anche spettacoli con i tanti animali feroci che erano alloggiati in piccole grotte o cunicoli, le burelle. Questi antri, che stavano appena sotto il suolo calpestato, sopravvissero alla distruzione dell’anfiteatro e ancora nel XIII secolo furono utilizzati per detenere temporaneamente i prigionieri della battaglia di Campaldino (combattuta tra Guelfi e Ghibellini nel 1289), oltre a essere normale luogo di lavoro per molte prostitute.

              Via delle Pinzochere

              Chi erano le pinzochere? Erano le donne che indossavano il cosiddetto “pinzo”, cioè un abito di tessuto grezzo simile al saio e che conducevano vita monastica senza però aver preso i voti. Potevano vivere in ambiente laico e partecipare però alla vita clericale; commistione che spesso aveva sollevato dubbi e dicerie sulla moralità dei rapporti con i vari ordini maschili, in particolar modo tra le pinzochere di Sant’Elisabetta del Capitolo e i frati di Santa Croce. Le pinzochere potevano essere prostitute che avevano voluto cambiar vita, vedove, donne “malmaritate” (sposate a uomini che non potevano mantenerle) o zitelle; da qui il termine tutto fiorentino di “pinza”, che, fino a non molto tempo fa, indicava una donna che non aveva trovato marito.

                Via di San Leonardo

                Via di San Leonardo. Senza dubbio una delle strade più affascinanti della città; perfetta per una passeggiata in ogni stagione dell’anno, con il tortuoso incedere protetto dai caratteristici muretti, i tanti alberi affacciati a incorniciare i preziosi scorci di collina fiorentina. Il nome ha origini molto antiche, così come molto antica è la piccola chiesa di San Leonardo da cui deriva; questa è la via che Ottone Rosai ha immortalato nei suoi dipinti e dove Ciajkovskij compose la famosa opera “La donna di picche”.

                  Via del Canneto

                  Via del Canneto. I vicoli hanno sempre il loro fascino e a Firenze ce l’hanno in un modo tutto particolare, soprattutto se fanno della tranquillità la loro caratteristica principale e dell’essere senza tempo la loro vocazione. Una volta qui c’era il greto dell’Arno, da dove, lavandaie, renaioli, funaioli e gli altri del popolo del fiume, si recavano, costeggiando i tanti canneti, alle mansioni giornaliere, tra chiacchiere e brusii che rallegravano l’aria.

                    Via dello Studio

                    In questa strada, che porta questo nome fin dal XIV secolo e che si apre come una sublime finestra sul nostro Duomo, è nata la prima università fiorentina. Lo “Studio Fiorentino”, che occupava il palazzo dove oggi troviamo un rinomato negozio d'arte, esisteva già dal 1321, ma fu elevato a rango di università, da papa Clemente VI, solo nel 1348. Lo Studio fu un vero polo educativo versatile e completo, dove, sotto la guida di grandi insegnanti come il Boccaccio, si imparavano lettere, scienze, legge e teologia.

                      Via della Mosca

                      Via della Mosca. Non trovate curioso questo toponimo? Perché intestare una strada a un insetto, che, notoriamente, è associato alla scarsa condizione igienica e alla dubbia capacità di essere noioso, appunto, “come una mosca”? Forse perché vi si trovava un’osteria con questo nome? Ma quale oste lo avrebbe usato per caratterizzare il suo locale? Forse perché qui vi abitava una famiglia con questo nome o forse perché le condizioni di questo vicolo, nei secoli passati non erano delle più salubri e i fastidiosi imenotteri pullulavano? Se vi aspettate una risposta da noi, ebbene, non l’abbiamo! Ma forse qualcuno di voi si!

                        Via di Costa Scarpuccia

                        Via di Costa Scarpuccia. Tutta questa zona d’Oltrarno è conosciuta, dai fiorentini più “datati”, con il nomignolo di “costa”, ma la nostra strada deve il nome alla forte pendenza, tanto ripida da assomigliare a una scarpata, ma di breve lunghezza e quindi a una “scarpuccia”. Per godere della bellezza di questa collina si deve faticare un po’, ma lo sforzo sarà ampiamente ripagato!

                         

                          Via dei Bardi

                          Via dei Bardi. Una delle strade più antiche di Oltrarno, così chiamata in onore della famiglia dei Bardi che qui aveva torri, case e palazzi. Influenti e ricchissimi fiorentini che da mercanti si fecero banchieri e che dopo aver prestato soldi a mezze corti europee si ridussero quasi in povertà; perché i reali erano più bravi a rendere onori piuttosto che gli interessi. Ma non tutti sanno che in origine questa via si chiamava “borgo pidiglioso”, perché vi abitava la popolazione più povera e umile della città. Che la strada abbia voluto riappropriarsi della sua vocazione storica?

                            Via del Monte alle Croci

                            Via del Monte alle Croci. Antica via che dalle mura conduce alle chiese collinari, San Miniato al Monte e San Salvatore al Monte, quest’ultima la preferita di Michelangelo, che l’aveva soprannominata “la bella villanella”. Il nome della strada si può ricondurre alle tante croci che in passato incorniciavano il suo cammino.

                              Via del Gomitolo d' Oro

                              No, non è una strada in cui trovare tesori o aspettarsi un incontro con vecchi cercatori d’oro dell’Ottocento, anche se con il prezioso metallo ha comunque molto da spartire! L’origine del toponimo è antico e duplice: sembra che il vecchio nome fosse “via Gomito dell’Oro” e, vista la forma che ricorda quella di un braccio piegato e il fatto che qui avessero sede varie botteghe di orafi, il nome è presto fatto! Ma perché “gomitolo”? Qui le certezze si fanno più esigue, c’è chi dice che è la storpiatura di gomito e chi sostiene che i fili d’oro erano avvolti in gomitoli.

                                Via della Stufa

                                Stufa? Forse trattasi di signora ormai stanca dell’ignavia del marito? Possiamo dire di no! In quest’antica strada, semplicemente, si trovavano le “stufe”, in altre parole, quei posti in cui si poteva, dietro compenso, fare i bagni caldi. Si trattava di una sorta di bagno turco o di terme romane in chiave fiorentina; luoghi dove s’incontrava mezza città, dediti, nonostante il luogo richiedesse un po’ di privacy, alla coltivazione dei rapporti sociali e, spesso, con strategico postribolo annesso. In particolar modo qui si trovava la stufa detta di “San Lorenzo” di proprietà della famiglia dei Lotteringhi.

                                  Via del Melarancio

                                  Toponimo molto antico. Qui risiedeva la ricca famiglia Gaddi, il cui palazzo era circondato da un grande giardino; i Gaddi, amanti delle piante, avevano abbellito il proprio spazio verde con tantissime varietà botaniche, tra cui molte piante di arancio (melarancio). Poiché, ai quei tempi, il melarancio non era molto comune, anzi, era considerato specie esotica perché da poco importata in Europa dall’Asia, i fiorentini ne rimasero particolarmente colpiti, tanto da intitolargli prima il giardino e poi la strada.

                                    Via De' Cerretani

                                    Lo sappiamo, tanto traffico, colonne interminabili di turisti, rumore e smog; forse non tutti la metterebbero ai primi posti della propria lista delle strade preferite, eppure è una delle più antiche per denominazione e costruzione. Qui aveva case e palazzi la famiglia Cerretani, importante casata fiorentina dal XIII al XVII secolo, chiamata così perché proveniente da Cerreto Maggiore (zona Monte Morello). E comunque è sempre un piacere osservare la bellezza semplice e minimalista di Santa Maria Maggiore e, se facciamo uno sforzo per dimenticare il contesto di contorno, quello scorcio sul Duomo, non è poi così male, o no?

                                      Borgo la Noce

                                      Piccola strada del rione di San Lorenzo, dove l’appellativo di “borgo” dà un’idea della sua antichità. Probabilmente, nel XII secolo, terminava con una porta esterna alle mura e il nome pare derivi dalla presenza di molti alberi di noci. Infatti, ai quei tempi, appena usciti da una porta cittadina, si era già in aperta campagna.

                                        Via del Giglio

                                        Strada molto antica dal toponimo incerto; i vari storici si sono, infatti, sbizzarriti in tutte le varianti possibili nel tentativo di accreditargli un’origine certa, ma senza grossi risultati. C’è chi sostiene una derivazione dalla famiglia Del Giglio o Gigli, chi replica con la presenza di giardino ricco del fiore simbolo cittadino e chi suggerisce un legame con una presunta effige a forma di giglio (su chiesa, palazzo?). Il mistero resta, così come questa via del rione San Lorenzo e la sua bella vista sulle Cappelle Medicee. L'immagine può contenere: persone che camminano, cielo e spazio all'aperto

                                          Via dell'Oriuolo

                                          Anticamente era divisa in due e aveva due nomi differenti, "via dello Sprone" e "via degli Albertinelli" ed era una starda ancora più buia e stretta di come oggi si presenta. Venne allargata ai tempi di Firenze Capitale, quando nello spazio occupato dal Giardino dei Pazzi sorse, nel 1869, il Palazzo della Banca d'Italia costruito dall'architetto Antonio Cipolla di Roma. Abolite le diverse denominazioni, la strada prese il nome di "Via dell'Oriuolo" per ricordare che in una delle case che si affaciava sulla strada fu fabbricato l'orologio posto sulla torre di Palazzo Vecchio, il 15 Marzo del 1352 (peccato non sapere a che ora).

                                            Via dell' Isola delle Stinche

                                             Il nome è molto antico e risale al 1296, quando la Repubblica fiorentina decise di costruire un carcere, circondato da muraglioni rozzi e senza nessuna finestra sulla vie circostanti. Tra questi e le singole prigioni c'erano delle stradelle e, a causa dell'isolamento in cui si trovava il carcere, venne chiamato "Isola". I primi prigionieri che vi furono reclusi furono quelli che le milizie fiorentine avevano fatto espugnando e soggiogando il Castello dei Cavalcanti in Val di Greve delle "Stinche". Da qui il nome della strada. Verso la metà del Diciannovesimo secolo il carcere subì una radicale trasformazione, ridotto a uso di negozi e abitazioni.


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